postato da Fiodor alle ore 16:41 di giovedì, 27 novembre 2008

Question time
-   E dai Federico… Per favore…
-   Che Vuoi, Mà?
-   No, niente. Però basta, veramente…
-   Ma basta cosa?
-   Come cosa… Possibile che ogni volta che apro bocca mi prendi in giro o sghignazzi insieme a quell’altra iena di tua figlia?
-   Beh non è mica colpa nostra se…
-   No, seriamente… Finirai per scriverci un libro che hai una mamma che fa domande stupide.
-   Ah, l’hai saputo?
-   Cosa?
-   No, no… Niente. Quindi?
-   Quindi niente… Però ricordati che in fondo sono tua madre… Esigo un po’ di rispetto.
-   Anche se dici delle fesserie?
-   Anche.
-   E pretendi un adesione entusiastica a qualsiasi stronzata dici o ti basta un fervore contenuto ?
-   Non essere idiota…
-   So figlio tuo.
-   Ecco che ricominci ad essere offensivo…
-   Scusa mamma, ma io…
-   No scusa tu… ma possibile che qualsiasi  cosa io dica tu non sei d’accordo.
-   Effettivamente…
-   Ma possibile… Scusa, eh, ma ti pare credibile che arrivata alla mia età improvvisamente io faccia solo domande stupide?
-   Eh. Magari le facevi pure prima, solo che nessuno te lo faceva notare…
-   Ma no… non è possibile… E poi cosa intendi per domande stupide?
-   Intendo domande che ci pensassi non faresti.
-   Che vuol dire?
-   Vuol dire che evidentemente pronunci quello che ti passa per la testa senza averlo debitamente soppesato. E ti escono delle domande sceme.
-   Vabbè ma io…
-   Mà, il cervello ce l’hai. Usalo.
-   Ma io lo uso.
-   Mah…
-   Ma ti giuro!
-   Ahò, mà che ne so…Fatto sta che dici cazzate
-   Ah perché tu, invece…
-   Cosa.
-   Non ne dici di quelle cose lì?
-   Di cazzate?
-   Si.
-   Eh, certo che ne dico. Solo che ne sono consapevole. Tu no. E poi quando mi vedi me fai duecento domande al minuto, e almeno il novanta percento sono inutili. Stupide ed inutili.
-   Scusa ma io…
-   Ti faccio un esempio. C’hai presente quando vivevo qui?
-   Si.
-   Beh che mi rappresenta entrare in stanza e chiedermi “Sei sveglio?”. Ti sembra una domanda intelligente?
-   Beh ma è solo per sapere se sei sveglio
-   Ma così facendo, se dormo… mi svegli. No?
-   Appunto. Così mi rispondi.
-   Ma allora è inutile la domanda. Svegliami e basta, no?
-   Ma se dormi?
-   Scusa, eh. Ma se vuoi lasciarmi dormire, perché insisti?
-   Per essere sicura.
-   Ma così torniamo al punto precedente. Mi svegli.
-   E a quel punto sono certa che sei sveglio. Giusto? Tutto torna, altro che domande sceme, caro mio….
-   Sai che con un certo orrore comincio a intravedere una logica per quanto discutibile?
-   Lo vedi che sei tu? Figlio mio, tu non mi capisci
-   Mamma, ti prego…
-   Io, che mi sono sempre interessata a te, a come stai, alla tua vita…
-   Ma quando mai…?
-   Sempre.
-   No, precisiamo. Quando non hai da fare.
-   Embè, secondo te dovrei restare vicino al telefono ad aspettare una tua chiamata?
-   Ma cosa c’entra questo…
-   C’entra, c’entra. Tu non lo sai quello che ho fatto per te… Io farò pure domande stupide ma è per troppo amore che mi informo, anche sulla tua salute…
-   Si, si… vabbè
-   Certo. Vuoi che te lo dimostri? Ieri hai fatto l risonanza magnetica alla caviglia.
-   Ah…
-   Anche questa è una domanda stupida?
-   No, no. Effettivamente…
-   Sei stupito, eh?
-   Beh. Beh. Lo devo ammettere.
-   Dunque. Mi racconti?
-   E niente… Sono andato a fare la risonanza alla caviglia, e…
-   A quella che ti faceva male, giusto?

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categorie : mamma
postato da Fiodor alle ore 11:45 di venerdì, 21 novembre 2008

Feisbuc
-   Papà
-   Ohi.
-   Ma te… Cioè, ma che te sei iscritto a feisbuc?
-   Embè? Che c’è di male?
-   No, niente. Anche se…
-   Anche se cosa?
-   Ecco tu… tu, papà… si insomma, cioè… ora però non t’offendere, eh…
-   No, dimmi.
-   Si, insomma… Papà. Tu ormai sei vecchio.
-   Ah ecco. Sò vecchio.
-   Beh, si…
-   Magari pronto per la tomba.
-   Oddio… Magari per la tomba ancora no…
-   Ma quasi, no? Allora, visto che ci siamo, puoi segnarti da qualche parte che musiche vorrei per il mio funerale?
-   E dai pà. Ti prego.
-   Mò che è sta serietà?
-   Cioè sei fastidioso quando scherzi su queste cose.
-   Oh, Cate scusa… ma io…
-   Tanto il tuo funerale toccherà pagarlo a me, e quindi se permetti le musiche le scelgo io, che si sa che tu c’hai gusti orrendi.
-  
-   E poi, nel caso specifico… cioè tu saresti l’unico che non potrebbe ascoltarle, diciamocelo…
-  
-   Perché mi guardi così, pà?
-   Lo sai che mi fai paura certe volte?
-   Che c’entro io se tu sei vecchio?
-   E insiste… Io però Cati non mi vedo così vecchio…
-   No?
-   Proprio no.
-   Vabbè, magari non sei ancora proprio vecchio decrepito, però…
-   Però cosa?
-   No, niente, niente… Cioè. Niente.
-   E poi Cati, non capisco perché tu ti senta responsabile di quello che faccio …
-   Non è quello Papà
-   E allora cosa? Che poi che te ne frega a te se io…
-   Ma no, in fondo niente…
-   E allora?
-   Beh, ecco, le cose stanno che… Cioè, pà, diciamocelo. Li, su feisbuc, ci vanno a ravanare anche i miei compagni di scuola…
-   Embè?
-   Beh, ma poi ti vedono tra i miei amici e capiscono che sei mio padre.
-   E quindi? Ancora non capisco.
-   E dai, pà, cioè… un padre tra gli amici su Feisbuc… Dai…
-   Aahhh. Vuoi dirmi che non fa… “fico”?
-   Eh no.
-   Tutti orfani su Feisbuc?
-   No, però…
-   Senti,. Sai che c’è? Se proprio lo senti come un peso… Ahò, cancellami.
-   Davvero? Posso?
-   Certo.
-   Davvero davvero?
-   Ma certo, figlietta.
-   Grazie pà, cioè sapevo che in fondo avresti capi…
-   Senti, a che ora vengo a prendere il motorino?
-   Quale motorino
-   Il mio.
-   Il tuo? Il tuo ce l’hai tu.
-   Intendevo quel mio che guidi tu.
-   Ah, ma quello… Cioè scusa pà, ma quello è mio.
-   Ah, non credo.
-   Ma come… Cioè, non capisco…
-   Ora ti spiego. L’hai pagato tu?
-   No, tu.
-   Allora è intestato a te?
-   No, io sono minorenne…
-   E quindi? Di chi è?
-   Vabbè, è tuo ma che c’entra, ora l’hai dato alla tua figlietta adorata…
-   Ah ecco. Ora torno magicamente ad essere tuo padre…
-   Non capisco.
-   No? Non mi hai appena rinnegato come padre su Feisbuc?
-   Oddio papi... Ma mica te la sarai presa per…
-   No, figlia. Perché dovrei. Però, per coerenza, visto che mi ripudi, mi riprendo le cose mie, no?
-   Papà, ma… Cioè, che c’entra …
-   C’entra, c’entra…
-   Ma no scusa pà, è un’ingiustizia…
-   Così va il mondo, signorina…
-   Ma sei proprio cattivo… Cioè, questo è un ricatto! Io come faccio, ora?
-   Beh consolati. Potrai sempre decidere le musiche del mio funerale, no?
-   E vabbè ho capito… non ti cancello.
-   Saggia decisione.
-   Però sei un uomo cattivo…
-   Chi ha mai detto il contrario?

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categorie : figlia, feisbuc
postato da Fiodor alle ore 17:12 di lunedì, 17 novembre 2008

Il temporeggiatore
-   Dottore?
-   Si?
-   Quanto manca?
-   Otto minuti.
-   Mmmm. Ancora?
-   Beh, è una risonanza magnetica, mica…
-   Mica cazzi…
-   Cosa?
-   No, niente. Intendo niente di serio. È solo che…
-   Cosa?
-   Scusi, ma proprio non ce la faccio più a stare in questa posizione...
-   Ma sta scomodo?
-   La verità? Parecchio.
-   Su, un po’ di pazienza… Manca pochissimo. Aspetti.
-   Ma almeno… Voglio dire, ha già chiaro il problema?
-   Si, si…
-   Ah.
-   E d’altra parte è veramente palese.
-   Ah, bene.
-  
-   Quindi?
-   Quindi cosa?
-   Beh, non è che lo direbbe anche a me? No, sa, tanto per…
-   Ah, si. Scusi…
-   Prego.
-   Lei ha un tendine rotto.
-   Ah.
-   E un infiammazione… come dire… mostruosa? Si, un infiammazione mostruosa alla sacca sinoviale della caviglia
-   Ah.
-   Ma lo sa lei che in tanti anni di carriera non mai visto niente del genere?
-   Ah, ecco. E la cosa dovrebbe farmi piacere?
-   No, certo. Anche se…
-   Anche se…?
-   Ma no, niente… Dunque le dicevo, questa caviglia non va affatto bene.
-   Guardi dottore che questo lo sapevo già prima di venire qua. Anzi. Lei non ci crederà ma è proprio perché mi faceva male che sono venuto da lei, si immagini.
-   La sento ostile.
-   Non ci faccia caso. Sono così di natura, non ce l’ho con lei. Insomma, pensa che dovrò operarmi?
-   Mah… Magari non subito… io aspetterei…
-   Allora dovrò prendere un bel po’ di medicine, suppongo…
-   Si… Diciamo che potrebbe… ma aspetterei…
-   Capisco. Ma dovendo, cosa? Antiinfiammatori?
-   Si, ma non subito… Insomma, io aspetterei…
-   Ah. Antidolorifici? Cortisonici?
-   Si, si… Si potrebbe… Ma io…
-   Aspetterebbe?
-   Si. Come fa a saperlo?
-   Intuito. Vabbè ma insomma, che faccio? Rimango con questo cazzo di dolore?
-   Ma no, ma no… Solo che dobbiamo trovare la terapia adeguata…
-   Ecco.
-   Intanto non dovrebbe muovere troppo quella gamba.
-   Ah. Niente camminare?
-   No. Il meno possibile.
-   Ballare?
-   Macchè.
-   E nuotare?
-   Meglio di no. Aspetti un mesetto.
-   Ah. E come mi regolo per l’altra gamba per la quale invece m’ha detto che devo nuotare?
-   Beh. Magari provi a nuotare solo con la destra.
-   Si, certo. Appena trovo una piscina circolare, senz’altro.
-   Circolare? Perché circolare?
-   Beh non so, lei, ma se io muovo una sola gamba vado in cerchio…
-   Capisco. Comunque sia sarà l’ortopedico che le darà la terapia più appropriata. È l’ortopedico che magari le dirà che deve operarsi.
-   E secondo lei?
-   Ma io…
-   Si?
-   Ma io aspetterei…

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postato da Fiodor alle ore 12:19 di venerdì, 14 novembre 2008

Periodi un po'...
Ma no. No, che non vi lascio, figuriamoci.
È solo che è stato un periodo un po’… Un po’ così, ecco.
Ma andiamo con ordine.
Ci sono fatti della vita, probabilmente inevitabili, che a me continuano ad indispettirmi profondamente.
-   la spillatrice che finisce i punti, proprio nel momento in cui.
-   bagnarmi i polsini della camicia quando mi lavo le mani.
-   la panna che fa il latte quando bolle
-   il calzino che si assalsiccia sotto il calcagno.
-   le mutande che appena uscito di casa di mattina… Sdeng. Si slenta l’elastico.
-   i peli, peraltro indubbiamente miei, sulla spugna.
-   i proverbi popolari detti con l’aria di chi la sa lunga.
-   gli occhiali che si foderano di vapore quando cucino
-   le briciole di biscotto nel letto.
-   le frasi fatte
-   rivestirmi dopo la piscina.
-   il ristorante cinese che c’è sempre uno che, dai prendiamo ognuno una cosa diversa che così poi ci scambiamo…
-   il telefono che squilla proprio mentre stai per.
-   i compratori di Suv
-   lo stupido malinconico tristemente inutile ultimo foglietto del rotolo della carta igienica.
E tante, tante altre.
Ma tra le tante cose che mi infastidiscono maggiormente, la peggiore è l’autocommiserazione. Ho sempre detestato profondamente quelli che scuotendo la testa si piangono addosso di fronte ai marosi della propria vita, compiancendosi magari un po’ di avere qualcosa da raccontare.
Eppure, oh, che ci crediate o no, è da circa un mese che mi sta succedendo di tutto. O quasi.
Intanto s’è rotto il portatile, finalmente ora efficacemente sostituito
E poi mi sono dovuto sciroppare una delegazione di dirigenti mediorientali per una decina di giorni, mattina pomeriggio e sera, cercando di compiacerli e di soddisfare ogni loro desiderio. Escluso quelli sessuali, beninteso.
E infine, lastbatnotlist, capita che, sforzandomi per non usare il ginocchio appena operato... Beh, non mi si è rotto un tendine della caviglia dell’altra gamba?
E quindi ecco qua che potrebbe accadere che io debba rioperarmi, a breve.
Ora, da bravi, immaginate quando mi rode il culo.
...
Fatto?

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postato da Fiodor alle ore 16:56 di mercoledì, 22 ottobre 2008

Last uords

C’è poco da dire se non che le cose non mi stanno andando come dovrebbero andare, e questo non va bene.

No, davvero, non ridete. Sto parlando seriamente.

Proprio venerdì, per esempio, incalzato da Caterina, ho scaricato dalla Rete alcuni fails che le servivano urgentemente.

Beh, non ci crederete, ma sabato mattina dal desktop del mio computer erano scomparse parecchie icone. Poi nel pomeriggio, molte altre. Un errore, ho pensato.

Macché.

Immaginate quindi quanto mi sia allarmato domenica mattina che accendendo il portatile non ho più trovato né Ecsel ne Fotosciop e come io sia rimasto quando mi sono reso conto di aver perso buona parte dei giochi installati.

Ebbene non era ancora finita. Appena dopo pranzo mi sono scomparsi Fairfocs, Pauerpoint e perfino Access che a dire il vero manco lo uso mai.

Sapete? Credo di essermi beccato un virus.

Non capisco come, ma ormai sono certo. È proprio un virus.

Domani lo porto ad aggiustare, ma nel frattempo cerco di resistere perché comunque, finché mi funziona Uord almeno posso scriv

 


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postato da Fiodor alle ore 14:02 di venerdì, 17 ottobre 2008

Genetliaco
-   Si?
-   Federico?
-   Si, che c’è?
-   Sono io, tua madre. Apri…
-   Mmmm. Devo proprio?
-   E su…
-   Oh, mamma. Eccoti qua.
-   Ciao, buonasera… Tutto bene?
-   Si, almeno finora. Posso sapere come mai…
-   Cosa?
-   Si, ecco… Non è che potresti… come dire…
-   Federico, non ti capisco. Sii chiaro, su
-   Benissimo. Che cavolo vuoi a quest’ora?
-   Ma come sei gentile…
-   Sorpreso direi, visto che sono le dieci…
-   Embè?
-   Beh, di solito a quest’ora dormi da un paio d’ore.
-   No, è che… Vabbè. Ieri era il mio compleanno, giusto?
-   Si. T’ho pure portato il regalo, spero che te lo ricordi…
-   Sta tranquillo figlio mio, il regalo era molto bello ed ho apprezzato.
-   Benissimo. E allora?
-   E allora ho deciso che domenica prossima organizzo un pranzo per le mie amiche.
-   Ah. E perché?
-   Beh, appunto per festeggiare il mio compleanno.
-   Ma si… E quante sareste?
-   Mah. Ad occhio e croce una quindicina…
-   Però, una bella compagnia. E che ristorante hai scelto?
-   Ma quale ristorante e ristorante… La organizzo a casa.
-   Ah. Con un catering, suppongo…
-   Caterina? Che c’entra Caterina?
-   Ma quale Caterina… Catering. Ho detto catering…
-   Cateche? Non capisco…
-   Lascia stare… Intendevo dire che vuoi affidarti ad un cuoco…
-   No, perché? Dovrei?
-   Beh… Sennò chi altro…
-   Chi altro cosa, Federico? Non ti capisco stasera.
-   Tremo a chiederlo, ma nella tua idea… Chi dovrebbe cucinare?
-   Io.
-   Ah, ma allora non sono amiche… So nemiche… e dillo subito, no…
-   Federico!
-   No mamma, dico… Ma che veramente tu credi di essere in grado di… Si, insomma, di cucinare per quindici persone?
-   Ah no?
-   E no.
-   Io sono in grado.
-   E non ti viene da ridere, dicendolo?
-   Quanto sei stupido… Certo, se magari se tu potessi…
-   No.
-   Fede, soltanto…
-   No.
-   Ma neanche…
-   No.
-   Ti prego.
-   No.
-   Una pizza?
-   No.
-   Una qui.
-   No.
-   Un
-   No.
-   Federico
-   No.
-   Sei Federico, non negarlo a me che sono tua madre
-   No.
-   Si che sei figlio mio.
-   Ti rinnego.
-   Ma perché?
-   Perché io non ho intenzione di passare il pranzo della domenica a spadellare per quindici salme.
-   Salme? Ma che dici
-   Cucina tu e poi vedi se non si trasformano in salme
-   La mia cucina non uccide.
-   Infatti. Saranno loro a suicidarsi non appena assaggiano il tuo “famoso” sugo di prosciutto.
-   Come sai che voglio fare quello?
-   Facile. Sai fare solo quello. Non ci vuole tanto ad indovinare.
-   Beh, È buonissimo.
-   Lo sarebbe, se tu non trovassi il modo di bruciare prima il prosciutto e se poi non cuocessi il pomodoro per ore ed ore ed ore ed ore.
-   Si fa così.
-   Beh sarà, ma a me fa venire i bruciori di stomaco solo a guardarlo.
-   Insomma non mi aiuti.
-   No.
-   Ma neanche
-   No.
-   Ma almeno.
-   Ma che ricominciamo?
-   No, no… Però possibile che tu sia sempre così feroce con me….
-   Non con te. Con la tua cucina.
-   Vabbè ma mica le avveleno
-   Beh, piano con le affermazioni avventate…
-   E poi scusa, eh… Ma mica vengono solo per mangiare… Rimangono nel pomeriggio per giocare a carte. Non puoi darmi la mano in qualche modo?
-   Ah beh, vediamo... Quante ne dovrebbero sopravvivere per formare almeno un tavolo?
-   Perché?
-   Beh, perchè magari quelle - al limite - le faccio mangiare da me…

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categorie : madre, compleanno
postato da Fiodor alle ore 15:47 di lunedì, 13 ottobre 2008

Piscina Paradiso
-   Buongiorno.
-   Buong… ma anvedi… dottò… ma che è popo lei?
-   No, sono un altro.
-   Ecchela là… Siffà lo stronzo allora vor dì che è popo lei…
-   Grazie eh…
-   Allora? Ma che fine m’aveva fatto dottò? È ‘na vita che…
-   Eh. Ho cambiato lavoro, nel senso che la società dove lavoro ha cambiato sede.
-   Ma davero? Ma pensa te… Ecco perchè nu la vedevo più… Io me credevo che era morto…
-   Oh, che pensiero carino…
-   Dottò ma io che ca**o ne so? Me sparisce così, da-a sera a-a matina…
-   E lei subito a pensare che ero morto. Ma invece…
-   Ma ‘nfatti, la vedo bello vivo… E puro bello tosto, c’ha fatto? Na curetta?
-   No
-   N’trattamento stetico?
-   No.
-   Na tiposuzione?
-   Na che?
-   Tiposuzione. Che tipo te succhieno la ciccia.
-   Lipo, no tipo… Liposuzione.
-   Eh, quea robba là
-   Ma quando mai…
-   Palestra? Che me sta a arzà li pesi?
-   Ma no, ma no…
-   E allora? Com’è che la vedo tutto tonico?
-   Vado in piscina.
-   In piscina? E affà cche?
-   A nuotare.
-   A notà? E che mò lei è bono a notà?
-   Ah, non l’ho informata? Mi scusi, eh…
-   No, pè carità. Solo che nun m’arisurta.
-   Senta, Giancarlo. Io…
-   No, ‘ppe carità, nun s’aggiti… c’ha raggione lei… Nun me s’adombri…
-   Scusi, ma è lei che mette in dubbio…
-   No, è che solo… e da quann’è che…
-   Un paio di settimane.
-   Ah, ma allora è na cosa seria co ‘sta piscina…
-   Si. Si immagini che ci sposiamo a primavera.
-   Dottò, aha prego…
-   Si, Giancarlo, scusi. Effettivamente non era gran che come battuta…
-   Se figuri… È che lei m’aveva abbituato troppo bbene…
-   E lo so. Lo so.
-   Senta mpò dottò, ma… je piace?
-   Che cosa?
-   A piscina.
-   Mbè si eh… A fine giornata fare tutte quelle vasche da un senso di spossatezza che…
-   Che?
-   No, dico, pensi che alle dieci casco dal sonno dalla stanchezza…
-   Fico, oh… Popo quanno se dice er benessere… Come de sta n’paradiso…
-   Beh… Magari io non lo immagino esattamente così il paradiso. Anzi, a dire il vero… non lo immagino affatto.
-   Eh, dottò, è solo perché lei c’ha poca fantasia.
-   Perché invece… Cioè, vuol dirmi che lei se lo immagina il Paradiso?
-   Embè si, eh…
-   E quale sarebbe
-   Sicuro che a vo’ sentì?
-   Ma certo.
-   Allora. Io sto n’canotta sur divano che me sto a vedè la finale de scempions ligg che a roma sta a vincè sette a zero contro er mancestè che ha segnato puro spalletti de testa da-a panca su carcio d’angolo de doni se figuri lei… Poi a n’certo punto entra a mi ragazza nova tutta vestita de lingerì nera e co l’autoreggenti e co in mano na teja de lasagne e mentre me mbocca la lasagna me dice che c’avrebbe popo voja de fà na cosa a tre io lei e n’amica sua che fa a-a modella. Mezza cinese e mezza svedese, e j’ho detto tutto. E mentre io je sto a di che ce penso, totti segna’n rigore da e-e tribbune e n’quer momento er telefono squilla ed è mi moje che me dice che me lassa e che rinuncia a-a alimenti pecche se sposerà n’seconde nozze con un miliardario americano e a me me lascia puro r’bijetto der superenalotto che guarda caso popo quer giorno vinco sei mijoni de euri.
-   Beh. Neanche troppo complicato. Vedrà che piano piano…
-   Ma infatti, chi c’ha fretta? Pèddì, io 'ntanto la sera me metto co a-a canotta sur divano. E poi vedemo, no?

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categorie : bar , barista
postato da Fiodor alle ore 15:05 di venerdì, 10 ottobre 2008

Come passare l'ora di pranzo in ufficio cazzeggiando.
Seconda (e forse ultima) puntata

Qualsiasi mattina, ore 9

Ma se io mi sento così

Ulk

Perchè la gente mi vede così?

screk

No, davvero. Che qualcuno me lo spieghi.


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categorie :
postato da Fiodor alle ore 13:47 di giovedì, 09 ottobre 2008

Come passare l'ora di pranzo in ufficio cazzeggiando.
Prima puntata

muà

A proposito: Ma l'aulin... assuefà?

Apdeit:

Il mio amico Pablo, nei commenti, richiede a gran voce la "ors girl".

Benissimo.

Per stavolta ti accontento.

Ma poi non venirti a lamentare, io ti avevo avvertito.

Voilà

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categorie : boh
postato da Fiodor alle ore 16:17 di lunedì, 06 ottobre 2008

Ze niù cellular
-   Allora Caterì…? Hai deciso?
-   No, non ancora…
-   E dai, figlia mia…
-   Si, ma scusa … secondo te? Glie lo posso chiedere a nonna?
-   Ma si, ma si… In fondo è solo il tuo regalo un mese in anticipo…
-   No, è che… Magari le scoccia…
-   Ma figurati… E poi non vedo che ci sia di male visto che il tuo cellulare è morto…
-   Beh, non è che è proprio morto morto…
-   Ah no?
-   Beh dai pà… non proprio…
-   Scusa, Cà. Ma non m’hai detto che ti s’è rotto il microfono?
-   Si.
-   Embè, ti sembra un limite da poco visto che parliamo di un telefonino?
-   No, vabbè che c’entra… cioè, posso sempre mandare gli SMS…
-   Ah vabbè, allora tieniti il ferrovecchio… Hai aspettato tanto, vuol dire che puoi aspettare ancora un po’…
-   Nonononono…
-   Allora?
-   No, è che… Vabbè, allora mò la chiamo e glie lo chiedo…
-   Ma si, figuriamoci se non ti accontenta…
-   E che mi faccio comprare?
-   Scusa, ma non s’era detto il cellulare?
-   Si, pà, ma… Uff… Cioè, volevo dire che tipo…
-   E che ne so io… Avrai qualcosa in testa, no?
-   Io? Si. Cioè si… ma non so se…
-   E dai Caterì su… Dai, siediti qui, guardiamo insieme il sito della Nikia e…
-   No, è che volevo… Allora… C’hai presente Emtivvi?
-   E come no… Non è l’unico canale televisivo che si prende in camera tua?
-   Papà? Piantala.
-   Vabbene. Emtivvi? Si, ce l’ho presente. Allora?
-   Vai sul sito di Emtivvi.
-   Beh?
-   Lo vedi questo?
-   Si.
-   Allora, cioè, io pensavo di comprarmi ‘sto telefonino e passare a Emtivvi mobail
-   Ah. E che ci guadagni?
-   Cento euro di sconto sul telefonino.
-   Ah. Però?
-   Però che, pà?
-   Quando uno ti fa uno sconto di cento euro sta tranquilla che c’è sempre un però.
-   Si, è che devo cambiare gestore.
-   E perché?
-   Allora io sono Tom, giusto? Emtivvi pure è della Tom. Però per avere lo sconto devo comprarmi una scheda della Vidafon e poi ripassare a alla Tom. Ma con un altro numero.
-   Motivo?
-   Beh, che ne so, magari così gli sembra che gli aumentano i clienti…
-   Scusa, ma tu sei già cliente, no?
-   Si pà, ma col vecchio numero. Se invece ne prendo un altro, cioè così credo, a loro gli sembra che c’hanno un nuovo cliente.
-   Ah non c’è che dire. Sono astuti.
-   Dici?
-   Mah. Comunque, no, sto telefonino non mi sembra una grande idea…
-   Si, cioè, anche a me mi puzza, ma è che mi piace quel telefonino…
-   Vabbè, ma ce ne saranno pure altri, no?
-   Si. Cioè ci sarebbe questo modello… ma costa un sacco di soldi…
-   Oh madonna e che fa? Moltiplica pani e pesci? Ti paga lui per telefonare? Ti porta la colazione a letto la mattina?
-   Eddai papà… Che c’entra…
-   Allora?
-   Beh, io col cellulare ci sento la musica. E questo c’ha una scheda da due giga per gli MP3
-   Apperò.
-   Eh, capito?
-   Roba da concerto… E questo? Guarda che bellino…
-   Naa…
-   Perché?
-   Non puoi farci le foto…
-   Ma come no, c’ha la macchina fotogr…
-   Si, ma solo a due giga. Cioè, se non sono almeno tre giga e due… non vale neanche la pena di scattare
-   Eccerto… Cretino io a non pensarci… Ma non sarebbe meglio una macchina fotografica per fare le foto?
-   Papà ma come sei indietro… Le foto si fanno col telefonino…
-   Embè… Chissà che telefonate che ti fai con la macchina fotografica…
-   Uffa, pà…
-   Oh, sei tu che…
-   Eddai, allora? Che mi consigli?
-   Allora, considerato che c’hai quindici anni e sei al sesto telefonino…
-   Beh?
-   Ne fanno in ferro battuto?

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categorie : cellulare, figlia

Chi sono

Utente: Fiodor
Si vive una sola volta. E qualcuno neppure una...

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Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire

Cosa amo e cosa odio...

Odio:
l’arroganza, L'avarizia, Quelli che dicono "Assolutamente...", Gli zelanti, i razzisti

Amo:
Mia figlia, La Cioccolata amara, le fragole, il Jazz, Disegnare, Leggere, Viaggiare senza una meta, Dipingere

La mia musica:

Pink Floyd, Genesis, Winton Marsalis, Lester Young, Ivano Fossati, Vinicio Capossela e molta musica anni sessanta

Sto leggendo

Ipse dixit

Il Paradiso lo preferisco per il clima, l'Inferno per la compagnia. (O. Wilde)


La vita è troppo breve, per bere del vino cattivo (anonimo)


Spesso ho idee che non condivido (E. Flaiano)


Non voglio raggiungere l'immortalità con le mie opere. Voglio raggiungerla non morendo. (Woody Allen)


Conoscendomi, nessuna donna dovrebbe amarmi. (anonimo)


Era un bambino presuntuoso e saccente. Quando la maestra di prima elementare gli chiese: «Ma tu credi in Dio?», lui rispose: «Beh, credere è una parola grossa. Diciamo che lo stimo.» (W. Fontana)


Chi? Io? (L’Orso Elettrico)


Ricchi premi e cotillon...

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